Il tema centrale dell’edizione 2025 del Festival ColtivaTO di Torino è stato l’acqua: risorsa primaria, simbolo universale e punto di partenza per esplorare la cultura del cibo e la sostenibilità nei festival agroalimentari. Un’occasione per guardare al presente e al futuro del nostro rapporto con la terra e con le pratiche alimentari, in dialogo con esperti, ricercatori e divulgatori. In questo contesto, ho avuto il piacere di confrontarmi con Antonio Pascale, scrittore, saggista e curatore di Agrifoglio, il progetto editoriale del Foglio dedicato al mondo agricolo e ambientale.
Questo scambio ha arricchito molte delle riflessioni che porto avanti da tempo, anche qui su questo sito. In particolare, la nostra conversazione ha permesso di mettere a fuoco quanto il pane sia un prodotto non solo dell’ingegno umano, ma di una cooperazione più ampia, che coinvolge pratiche, contesti e relazioni con altri viventi e con i cicli della terra. È in questa interdipendenza che si gioca oggi una delle sfide cruciali della cultura alimentare contemporanea.
Il pane, l’acqua e la trasformazione culturale
Con Antonio abbiamo affrontato due elementi tanto essenziali quanto profondamente simbolici: l’acqua e il pane. Il pane, alimento universale, nasce proprio dall’incontro con l’acqua, un gesto primordiale che racchiude la capacità dell’uomo di trasformare la natura in cultura, il semplice in complesso, il quotidiano in straordinario… Simbolico.
Uno dei nodi che abbiamo affrontato riguarda il rapporto con la tradizione. Pascale, nei suoi scritti e nella sua attività divulgativa, insiste da tempo sulla necessità di superare un approccio nostalgico e idealizzato alla cultura rurale. Un tema che condivido pienamente. Quella che chiamiamo “tradizione”, infatti, è spesso il risultato di processi storici stratificati, di adattamenti, scambi, contaminazioni. Eppure, è facile cedere alla tentazione di raccontarla come qualcosa di puro e immutabile. In realtà, ogni pratica tradizionale è frutto di un continuo riassestamento tra ciò che resta e ciò che cambia.
Nel solco di questo pensiero si è inserita la riflessione sull’acqua, vera protagonista del festival. Elemento fondante, apparentemente inesauribile eppure oggi vulnerabile, l’acqua ci obbliga a riconsiderare il nostro ruolo nella gestione delle risorse comuni, nei gesti quotidiani e nelle scelte alimentari. Come per il pane, anche l’acqua è spesso data per scontata; eppure, entrambe raccontano storie di abbondanza e scarsità, inclusione ed esclusione, conflitto e collaborazione.
Simboli semplici, significati complessi
Parlare di pane e acqua, come abbiamo fatto in questa occasione, significa entrare in un campo che sembra semplice, ma che, a uno sguardo più attento, rivela tutta la sua profondità: si tratta di simboli, strutture, scelte politiche e ambientali.
Il passato rurale, così spesso evocato con toni rassicuranti, porta con sé memorie di relazioni intense con il territorio, ma anche fatiche, esclusioni e contraddizioni. Comprenderlo a fondo significa saperne riconoscere le luci e le ombre, per affrontare con più consapevolezza le sfide del presente: nuove disuguaglianze, nuove strategie di resilienza, nuove forme di sostenibilità possibile.
Nuove narrazioni per sistemi alimentari complessi
Dialogando con Antonio è emersa con forza la necessità di costruire nuove narrazioni, capaci di tenere insieme complessità, criticità e possibilità. Per affrontare questioni come il cambiamento climatico o la sicurezza alimentare, è indispensabile un cambio di sguardo: serve una cultura alimentare che non separi natura e società, tradizione e innovazione, ma che sappia riconoscere le relazioni vive che tengono insieme il sistema alimentare.
Ringrazio Antonio per aver contribuito a rendere questo confronto profondo e stimolante, e invito chi ancora non lo conoscesse a seguire il suo lavoro su Agrifoglio, un punto di riferimento per chi voglia riflettere criticamente sul presente e il futuro dell’agricoltura.
Un grazie sentito anche agli organizzatori e curatori di ColtivaTO, che ogni anno riescono a trasformare Torino in uno spazio fertile di incontro, dialogo e visione.
Sguardi futuri sull’alimentazione
Nei prossimi post continuerò questo percorso: parlerò del cibo come linguaggio culturale, delle sue implicazioni nei processi di inclusione alimentare, in contesti turistici, sanitari, comunitari. E affronterò anche i nodi – teorici e pratici – del mondo neorurale: tra ritorni alla terra, immaginari agrari rinnovati, promesse ecologiche e tensioni identitarie.
Perché il cibo ci parla. Sempre. E ascoltarlo, davvero, significa anche chiederci come vogliamo abitare il futuro.
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